ACQUA: L'ITALIA INADEGUATA NELLA PREVENZIONE

Scritto da Super User. Postato in PrimaPagina

L'Italia non e' ancora pronta ne' in termini di prevenzione, ne' di previsione e ne' di mitigazione del rischio frane. Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni su cui hanno concordato tutti gli esperti che oggi hanno partecipato a Roma, presso l'Accademia Nazionale dei Lincei, al convegno 'Frane e dissesto idrogeologico: consuntivo'.
''In Italia, le frane - ha detto Fausto Guzzetti dell'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irpi-Cnr) di Perugia - sono tra i fenomeni naturali piu' pericolosi. Nel periodo compreso tra il 1950 e il 2009 i movimenti franosi hanno causato almeno 6.349 vittime, fra morti, dispersi e feriti, e un numero molto piu' grande di senzatetto''. Nonostante questo, il nostro paese non sarebbe stato ancora messo in sicurezza. Molte le cause di questi ritardi cronici, analizzate ed esposte nel corso del convegno. Prima fra tutte l'occupazione del suolo e lo scarso controllo sul fenomeno dilagante dell'abusivismo.
''L'attenzione per l'edificazione incontrollata - ha sottolineato Massimo Veltri dell'Associazione Idrotecnia Italiana - e' andata negli anni scemando. Gli avvenimenti carichi di lutto e di danni che si sono susseguiti in questi ultimi anni sono frutto degli insediamenti indiscriminati nelle zone ad elevato rischio idrogeologico''. Veltri ha elencato una serie di problematiche che a suo avviso avrebbero aggravato la situazione idrogeologica del nostro paese. Tra queste: l'incapacita' di presidiare il territorio localmente, la scarsita' degli esperti e l'emarginazione degli scienziati.
''In questo modo, regioni come Calabria e Sicilia si stanno sbriciolando'', ha aggiunto Veltri. Critica la sua posizione anche in merito al ruolo della Protezione Civile.
''La Protezione Civile - ha detto - ha occupato spazi sempre piu' ampi rispetto alla sua missione principale, tralasciando la prevenzione e la previsione. La Protezione Civile e' diventata un centro di spesa infrastrutturale''.
Difende invece a spada il ruolo del suo dipartimento il responsabile dell'ufficio Emergenze della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis che ha sottolineato con fermezza ''il gigantesco lavoro della mia squadra in ogni emergenza''.
Secondo De Bernardis, non ''e' la Protezione Civile ad aver fallito i suoi obiettivi'', ma lo Stato.
''Un esempio su tutti. Negli ultimi anni - ha detto - abbiamo messo in ogni Finanziaria, sia del governo di destra che di sinistra, una voce sull'adeguamento delle scuole italiane a rischio sismico. Ogni volta questa voce e' stata cancellata''.
Per quanto rigurada il rischio idrogeologico del territorio De Bernardis concorda con Veltri. ''Lo strumento urbanistico - ha detto - ha creato le condizioni di una permanente esposizione al rischio delle popolazioni''.
Paolo Garonna, direttore generale dell'Ania, parla di fallimento dello Stato.
''Il problema delle calamita' naturali - ha detto - e' che non sono naturali ma causate dall'uomo. Sono un problema di infrastrutture e di politica del territorio. Lo Stato non riesce a far fronte ai problemi essenziali per il forte stato di indebitamento in cui si trova per via della crisi economica che ha comportato grosse spese in aiuto delle imprese''. Dopo aver analizzato e sviscerato le cause delle condizioni critiche del territorio, nel corso del convegno gli esperti hanno esposto una serie di proposte per la sua messa in sicurezza.
''Un paese fragile, vulnerabile per il rischio idrogeologico, deve essere organizzato - ha detto Lucio Ubertini, idrogeologo dell'Universita' La Sapienza di Roma - in modo tale da mitigare gli effetti conseguenti ad eventi estremi, coinvolgendo nelle attivita' di previsione, preannuncio e prevenzione le strutture tecnico-scientifiche competenti e tenendo sempre presente la necessita' di dotarsi e mantenere in ottime condizioni di esercixio idonee opere di ingegneria civile idraulica, sia esse strutturali (invasi di laminazione, casse di espansione, diversivi, scolmatori, arginature, ecc), sia non strutturalu (mappatura della pericolosita' e del rischio, piani di preannuncio e di emergeneza, ecc)''. Per Veltri, invece, sarebbe determinante ''mettere il piano idrogeologico sopra tutti gli altri de facto e non solo de iure''.
''Non si devono affrontare le emergenze - ha aggiunto - sono dall'ottica dell'intervento a posteriori. Pianificazione agile, snella, per ambiti e in una cornice d'insieme che assicuri coerenza; adeguamento dei mezzi finanziari, strumentali e umani per fronteggiare interventi idraulico-forestali e di protezione idrogeologica, a partire dalle aree piu' a rischio'', sono alcune delgli interventi proposti da Veltri. Piu' drastici, invece, i cambiamenti proposti da Garonna.
"L'intervento pubblico - ha detto - ha finora operato in ritardo e male. E' un sistema che non funziona. Meglio invece un sistema pubblico/privato, come quello in Francia e negli Usa, che opera ex ante prevenendo i rischi''. La soluzione proposta da Garonna e' quella di introdurre un meccanismo assicurativo. ''Solo con il mercato, a lo Stato laddove non arriva il privato, e' possibile intervenire efficacemente per ridurre i danni''.

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