 Sono 200 i volontari della Protezione civile della provincia di Grosseto che si stanno preparando, ”in queste ore”, a un’eventuale emergenza ambientale da idrocarburi, che si avrebbe nella malagurata ipotesi si rovesciassero in mare le 2400 tonnellate di gasolio che sono dentro nave Concordia. Lo ha detto il presidente della Provincia di Grosseto, Leonardo Marras, sottolineando come questa, ”speriamo resti solo un’ipotesi”. Proprio a un dirigente della Provincia di Grosseto, Giampiero Sammuri, che e’ anche presidente del Parco della Maremma e della Federazione dei parchi italiani, il Commissario per l’emergenza Franco Gabrielli, d’intesa con la Regione Toscana e la Provincia, ha affidato il compito di coordinare lo smaltimento dei rifiuti della Concordia. ”Sara’ lui – ha detto Gabrielli nel corso del briefing – a localizzare un luogo per lo stoccaggio di tutti i materiali” e a coordinare il lavoro non appena Costa Crociere avra’ fornito un proprio piano e una lista di tutti i materiali che si trovavano a bordo della nave prima del naufragio del 13 gennaio scorso.
 È in via di approvazione il decreto che disciplina le modalità per la sorveglianza sanitaria dei volontari di protezione civile e contiene inoltre gli indirizzi comuni su scenari di rischio di protezione civile e compiti dei volontari, controllo sanitario di base e attività di formazione. Il decreto completa il quadro normativo relativo alle disposizioni sulla sicurezza contenuto nel decreto legislativo n. 81/2008 e nel decreto interministeriale del 13 aprile 2011. I provvedimenti riguardano i volontari di protezione civile, della Croce Rossa Italiana, del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, dei Vigili del Fuoco Volontari delle Province Autonome di Trento e Bolzano e della componente volontaria del Corpo Valdostano dei Vigili del Fuoco. Undossier sintetizza le norme che disciplinano la sicurezza per i volontari di protezione civile.
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A 5 giorni dal naufragio la Costa Concordia fa ancora paura: le 2.300 tonnellate di gasolio contenute nei suoi serbatoi, insieme a 42 tonnellate di olio lubrificante, potrebbero riversarsi tra le isole dell'arcipelago toscano, causando il più grande disastro ambientale della storia italiana.
Anche perchè la nave, che al momento del naufragio si è appoggiata alle rocce sul fianco di dritta, è in realtà in bilico su una scarpata profonda 88 metri e nelle ultime ore si è ulteriormente inclinata di 9 centimetri sull'asse verticale e 1,5 su quello orizzontale. I suoi movimenti sono monitorati da un complesso sistema di sensori laser e rilevatori GPS installato poche ore dopo l'incidente dai tecnici della Protezione Civile.
Se le condizioni del mare dovessero peggiorare così come previsto dal meteo per i prossimi giorni, la Corcordia potrebbe inabissarsi, con danni potenzialmente catastrofici alla struttura e ai serbatoi.
Lo scorso martedì l'armatore ha presentato alle autorità il piano per il recupero del vascello preparato dalla Smit Salvage, una società olandese specializzata in questo tipo di operazioni che nel 2001 si era occupata della messa in sicurezza del sommergibile russo Kursk.
I tecnici olandesi sono già sul posto e hanno circondato la nave con un cordone di barriere galleggianti il cui compito è quello di contenere eventuali perdite.
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 Ancora un pezzo di storia che riemerge dal sottosuolo di Sansepolcro. Ancora una volta, nel corso di lavori pubblici affiorano importanti reperti. Un nuovo ritrovamento di resti antichi è infatti avvenuto nei giorni scorsi presso il cantiere di Via dei Molini, in zona Porta Romana, dove è prevista la costruzione di un nuovo parcheggio multipiano. Una scoperta che si sta rivelando di enorme importanza, vista la provenienza assai remota dei reperti. L'inaspettato ritrovamento è avvenuto nella zona centrale del cantiere, collocato nei pressi della Fortezza, a lato del dosso di via Montefeltro all'altezza dell'incrocio con via dei Molini. Qui gli archeologi della Cooperativa Archeologia - che conducono le indagini sotto la Direzione Scientifica della stessa Soprintendenza - hanno individuato più strati sovrapposti, all'interno dei quali sono stati recuperati materiali ceramici che sono stati datati al VI secolo a.c. Nel sito, sono state inoltre individuate anche altre strutture la cui funzione ed uso è ancora tutta da stabilire ma che indicano senza dubbio una lunga frequentazione dell'area, che potrebbe anche avere una destinazione produttiva. In virtù di tutte queste importanti scoperte, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha dunque optato per la temporanea interruzione dei lavori all'interno del cantiere edile con nota trasmessa alla Direzione lavori, al fine di permettere l'approfondimento di quella che, ad oggi, si sta presentando come una tra le più antiche pagine di storia di Sansepolcro.
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